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mercoledì 7 maggio 2008

L'eros secondo Tanizaki

Vorrei segnalare il mio articolo sul romanziere Tanizaki Jun'ichiro e il suo feticismo per i piedi femminili. L'articolo è stato pubblicato sul sito Nipponico.com. L'articolo si ricollega direttamenta alla concezione molto complessa della sfera dell'eros che autori come Tanizaki, Kawabata e Mishima hanno sviluppato e descritto nelle loro opere.


Il feticismo dei piedi
L'eros alla maniera del maestro Tanizaki Jun'ichiro
di Cristiano Martorella

8 novembre 2004. Tanizaki Jun'ichiro (1886-1965) è fra i romanzieri giapponesi più celebri e significativi del Novecento e gran parte della sua fama è merito anche del suo sofisticato erotismo. Certamente è stata l'opera di Tanizaki ad aver introdotto in Italia e aver fatto conoscere l'eros giapponese con la sua estetica, i rituali e le perversioni codificate da una cultura ricchissima.Fra le passioni dominanti di Tanizaki spicca il suo feticismo per i piedi femminili, tanto che essi sono diventati addirittura protagonisti dei romanzi, come nel caso di I piedi di Fumiko (Fumiko no ashi, 1919, traduzione italiana Marsilio, 1995). Prima di passare ad analizzare l'opera del maestro Tanizaki, conviene ricordare cosa sia e cosa rappresenti in generale il feticismo dei piedi.Col termine feticismo (dal francese fétichisme) si indica un interesse e una attrazione erotica per una parte anatomica o un oggetto. Il feticismo non è soltanto una patologia sessuale, al contrario di quanto pensano in molti. Infatti Sigmund Freud, in Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), spiega che un certo grado di feticismo è di regola proprio dell'amore normale, in special modo in quegli stadi di innamoramento nei quali la meta sessuale normale appare irraggiungibile, oppure sembra negato il suo adempimento. Il caso patologico subentra soltanto quando il feticcio diventa unico oggetto sessuale e impedisce un rapporto sessuale completo. A parte questi evidenti disturbi sessuali, il feticismo è comunque presente nella sfera erotica. Secondo alcuni sessuologi il feticcio più frequente, ed innocuo, è costituito dai piedi. Stranamente è anche la forma di feticismo meno ammessa e discussa, quasi negata rispetto al feticismo del seno. Ciò avviene nella cultura occidentale, per fortuna non è così fra le altre civiltà.In Giappone il feticismo dei piedi è stato perfino elevato alla dignità accademica dalla letteratura del romanziere Tanizaki Jun'ichiro. Fra le opere più note, Il diario di un vecchio pazzo (Futen rojin nikki, 1962, traduzione italiana Bompiani, 1965) è anche quella dove la passione per i piedi arriva all'estremo, tanto che il protagonista Tokusuke farà incidere l'impronta dei piedi dell'amata sulla sua tomba. Con la scusa di riprodurre un Bussokuseki (impronte di Buddha), egli stesso farà una litografia dei piedi della giovane Satsuko usando inchiostro rosso. L'operazione con la verniciatura, la manipolazione, l'asciugatura dei piedi, costituisce un'occasione per avvicinare l'oggetto desiderato. La passione assume anche toni sadomasochistici quando il vecchio fa le sue considerazioni su Satsuko.

"Poi, quando sarò morto, non potrà non pensare: Quello stupido vecchio dorme sotto questi piedi bellissimi. Sto ancora calpestando le ossa di quel povero vecchio sotto terra." (1)

Un approccio diverso, più vitale e fantasioso, è presentato con I piedi di Fumiko, il primo romanzo in cui il feticismo dei piedi è esplicito e dichiarato. Lo stesso nome della protagonista, Fumiko, chiamata anche Ofumi, richiama per omofonia il verbo fumu (calpestare). La descrizione dei piedi è minuziosa, e la cura del dettaglio fin troppo maniacale.

"A dire il vero, ero pure io in estasi per la bellezza della linea dei piedi nudi di Ofumi. Le gambe snelle e tornite come legno levigato con cura, si assottigliavano progressivamente fino alla caviglia da dove aveva inizio, con una leggera curva, il tenero collo del piede. All'estremità si stendevano ben allineate le cinque dita, che partendo dal mignolo si allungavano gradualmente verso la punta dell'alluce: ciò mi pareva molto più bello delle fattezze del suo viso. Lineamenti come i suoi si trovano anche in altre donne, ma non avevo mai visto, fino ad allora, piedi così regolari e splendidi. Quando hanno il collo piatto in modo sgradevole e le dita divaricate che lasciano intravedere le fessure, provocano la stessa spiacevole sensazione di un brutto viso. Al contrario, il collo del suo piede era ben in carne e le cinque dita ben accostate come la lettera m e allineate in ordine come una fila di denti." (2)

Lo scrittore raggiunge la sua massima abilità nell'esaltazione della sensualità ed espressività dei piedi.

"Dato che il piede era inarcato, si vedevano bene anche le pieghe della soffice carne della pianta. Visti da sotto, i polpastrelli tondi e carnosi delle cinque dita rannicchiate erano ben allineati, quasi muscoli di una conchiglia messi uno accanto all'altro. Se non fosse stato per l'illimitata flessibilità delle articolazioni, frutto di nozioni pratiche di danza, il piede non avrebbe mai potuto curvarsi in modo tanto sensuale. L'atteggiamento era provocante come quello di una donna voluttuosa che danzi ondeggiando." (3)

L'amore che Tanizaki nutriva per i piedi delle donne era sincero, e ciò traspare nelle pagine dei suoi romanzi. Questa sincerità è a tratti commovente e ci fa quasi dimenticare che il feticismo dei piedi è ancora considerato una perversione. Si tratta di un tabù ingiusto che ci priva di una risorsa dell'immaginazione, una qualità mostrata dal grande scrittore giapponese in tutto il suo rigoglioso splendore.


Note

1. Cfr. Tanizaki, Jun'ichiro. 1988. Diario di un vecchio pazzo. Bompiani, Milano (seconda edizione dei tascabili Bompiani), p. 168.
2. Cfr. Tanizaki, Jun'ichiro. 1995. I piedi di Fumiko. Marsilio, Venezia, p. 29.
3. Ibidem, pp. 30-31.

Bibliografia
Borneman, Ernest. 1988. Il dizionario dell'erotismo. Fisiologia, psicologia, pratiche, patologia, storia dell'amore e del sesso. Rizzoli, Milano.
Freud, Sigmund. 1989. Sessualità e vita amorosa. Newton Compton, Roma.
Tanizaki, Jun'ichiro. 1995. I piedi di Fumiko. Marsilio, Venezia.
Tanizaki, Jun'ichiro. 1965. Diario di un vecchio pazzo. Bompiani, Milano.

domenica 4 maggio 2008

Hentai e letteratura

Ripropongo il mio articolo su manga e letteratura erotica giapponese pubblicato sul n.43 della rivista "Play X". Cfr. Cristiano Martorella, Letteratura oscena e disegni perversi, in "Play X", n.43, maggio 2005, pp.48-49.


Letteratura oscena e disegni perversi
di Cristiano Martorella

I contatti fra manga e "altra" letteratura non sono mai stati messi abbastanza in evidenza in Occidente, incorrendo nel rischio di sottovalutare dei generi richiusi in settori troppo specialistici. Eppure questa letteratura, che pur usando mezzi espressivi diversi è decisamente un fenomeno unitario, ha una diffusione di massa ragguardevole. Cerchiamo quindi di porre rimedio a questa lacuna evidenziando il carattere unitario di manga e letteratura concentrandoci in particolare sul genere erotico.Se gettiamo uno sguardo sulle origini della letteratura popolare giapponese cogliamo già l’unità fra testo letterario e narrazione disegnata. Nei Koshokumono (storie erotiche) del XVII secolo, i volumi sono riccamente illustrati con stampe monocrome. Ad esempio, Cinque donne amorose (Koshoku gonin onna, 1686) di Saikaku Ihara fu illustrato con 24 stampe di Hanbei Yoshida, mentre Vita di un libertino (Koshoku ichidai otoko, 1682), fu pubblicato con 54 disegni dello stesso autore. Due anni dopo, quest’ultima opera venne illustrata da Moronobu, caposcuola dell’ukiyoe. Se si pensa che questo genere di illustrazioni diedero vita appunto al genere dello shunga (stampa erotica), si comprende lo stretto legame, mai cessato, fra letteratura e disegno erotico in Giappone. Ma ritorniamo al presente per analizzare da vicino alcuni casi fra i più noti. Fra le scrittrici che hanno avuto contatti diretti con il mondo dell’hentai, ricordiamo Eimi Yamada. Prima del successo come romanziera, Eimi Yamada aveva lavorato come fotomodella, e soprattutto come autrice di testi di manga per adulti. Oggi questa attività è stata dimenticata, eppure i suoi romanzi erotici, come Occhi nella notte (Beddo taimu aizu, 1987), risentono fortemente l’influenza del ritmo e del linguaggio dei manga. Nei romanzi della scrittrice è il sesso il vero protagonista delle storie. Ella ama esplorare i corpi dei personaggi alla ricerca della più piena soddisfazione libera da falsi pudori e inutili sensi di colpa. L’affermazione assoluta dell’esigenza del piacere femminile espressa in modo chiaro ed esplicito, tanto da apparire trasgressiva. Eimi Yamada arriva a dire che "quello in cui tutti credono, vuoi o non vuoi, è sempre in qualche modo legato al sesso" (intervista della rivista "Nami", 8/1989). Piuttosto che una provocazione, si tratta di uno stile, uno stile decisamente hentai. Esplicito è il rapporto fra manga e letteratura nelle opere di Kiriko Nananan che nasce come disegnatrice, spaziando però anche nella letteratura. Infatti i suoi testi sono considerati come letteratura vera e propria. In Italia una sua opera è stata pubblicata nell’antologia Rose del Giappone (Edizioni e/o, 1995) insieme ai racconti di Eimi Yamada, Yoko Ogawa e Keiko Ochiai. Molto vicina allo shojo manga, il lavoro di Kiriko Nananan si configura come frammenti di vita dove l’eros appare di sfuggita misto a momenti di quotidianità.Anche Shungiku Uchida ha esordito appena ventenne come autrice di manga con testi e disegni suoi. Poi ha iniziato a scrivere racconti erotici dal 1993. In Italia una sua storia è apparsa nell’antologia di racconti erotici intitolata Sex & Sushi (Mondadori, 2001). Con linguaggio asciutto ed esplicito, Shungiku Uchida tratta temi di sesso estremo narrando le vicende di donne disinibite e volitive.Nel mondo dell’hentai più perverso ci conduce il romanzo I maestri dell’eros (Erogotoshitachi, 1963) di Akiyuki Nosaka. Ormai un classico tradotto anche in italiano, I maestri dell’eros (Marsilio, 1998) è stato elogiato da Yukio Mishima come romanzo dissacratore e impertinente. Il romanzo narra le vicende di alcuni produttori di materiale pornografico, e si inserisce nel genere eroguro (erotico e grottesco) per il tono ironico e nel contempo sensuale.La scrittrice Rieko Matsuura descrive la storia di un’autrice di manga erotico-horror in Corpi di donna (Nachuraru uman, 1987). Il libro tradotto in italiano (Marsilio, 1996) è decisamente esplicito mostrando situazioni di sesso lesbo, rapporti sadomasochistici e amplessi ardenti. Nel romanzo L’alluce P (Marsilio, 1998) di Rieko Matsuura, lo stile manga con i suoi eccessi e cliché traspare chiaramente. In pura maniera hentai, ella descrive vicende inverosimili di uomini dotati di due falli, di vagine dentate, e della protagonista Kazumi con un membro maschile al posto dell’alluce. La critica letteraria ha perciò definito l’opera della scrittrice come "pornografia pulp", riconoscendone d’altronde il grande successo.In conclusione, risulta in modo inequivocabile l’unità di letteratura e manga in Giappone, aspetto che risulta ancora più evidente analizzando il settore commerciale e scoprendo che molti grandi editori di narrativa sono anche editori di fumetti. Perciò quando si parla di hentai, si dovrebbe ricordare il contributo fondamentale fornito dalla letteratura evitando di farsi ingabbiare nello schematismo accademico. In Giappone il romanzo erotico può vantare una lunga tradizione e una grande diffusione, tanto che Takashi Furubayashi e Yukio Mishima, in una loro conversazione, hanno criticato la moda di considerare il sesso come opposizione al sistema, ridimensionando un fenomeno dalle enormi proporzioni. Anche il politologo Masao Maruyama ha messo in evidenza il proliferare della narrativa erotica definita "letteratura carnale". Egli riscontra una specificità giapponese nel compiacersi di una sessualità anormale (hentai), rintracciando un rapporto fra arte erotica e politica, e condannandone l’arretratezza intellettuale. Secondo Maruyama la mentalità giapponese pecca di un eccessivo sensualismo inadatto allo sviluppo di forme e istituzioni democratiche. Però questa tesi non è l’unica prospettiva possibile, e possiamo spiegare diversamente il fenomeno hentai sia in letteratura sia nel fumetto. In realtà la sessualità è l’unica sfera in cui i cittadini giapponesi possono vantare un’assoluta libertà. Ma la libertà sessuale da sola non è opposizione al sistema politico, come interpretato da alcuni. Affinché il sesso diventi critica sociale, bisogna che esca fuori dalla standardizzazione e acquisti un valore assoluto, così che diventi erotismo ossia ideologia dell’eros. In quel caso la letteratura diviene oscena perché mostra ciò che il perbenismo nasconde, e il disegno diviene perverso perché diverso dalla rappresentazione omologata del mondo.


Articolo pubblicato dalla rivista "Play X". Cfr. Cristiano Martorella, Letteratura oscena e disegni perversi, in "Play X", n.43, maggio 2005, pp.48-49.